Era il 1985 quando Eros Ramazzotti cantava Una storia importante, ma la “story” di cui desidero parlarvi oggi è un po’ più universale. Story è il titolo di uno dei libri che più mi ha avvicinata alla scrittura.
La collezione di Dylan Dog e un libro sulla sceneggiatura per il cinema
Alcuni anni fa — dai, diciamo non tantissimi — frequentavo un’associazione culturale e, quando non seguivo le lezioni di musica, mi intrattenevo per dare una mano o per leggere qualche libro della ricca collezione presente in quegli spazi. La mia attenzione venne subito catturata dalla fila di Dylan Dog ammassati su uno degli scaffali: quelle pagine erano per me una piacevolissima fuga dalla quotidianità, ero affascinata dai personaggi e dai messaggi di cui ogni episodio era custode. Divorai i volumi e poco dopo aver terminato di leggere l’intera raccolta, quasi per caso, mi imbattei in un corposo tomo in inglese: Story: Style, Structure, Substance, and the Principles of Screenwriting (in italiano “Story. Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie”) di Robert McKee, scrittore e drammaturgo statunitense, docente dei migliori sceneggiatori di Hollywood. Story, che sono riuscita a recuperare recentemente, è un vero e proprio manuale di scrittura per padroneggiare l’arte di raccontare storie. Quel testo mi permise di decifrare la magia che mi aveva incollato alle avventure del fumetto sull’indagatore dell’incubo e di tanti altri romanzi e film. Lo trovai illuminante e lasciò in me alcune delle suggestioni che, solo molto tempo dopo, mi portarono a scegliere la scrittura e la comunicazione come professione.
Story riguarda…
L’introduzione del libro illustra cosa aspettarvi dalle sue pagine, ma può anche essere interpretato come un manifesto sulla scrittura di storie. Riporto qui solo i titoli dei paragrafi (traduzione mia) per darvi un’idea:
- Story riguarda i principi, non le regole;
- Story riguarda le forme eterne e universali, non le formule;
- Story riguarda gli archetipi, non gli stereotipi;
- Story riguarda la completezza, non le scorciatoie;
- Story riguarda le realtà, non i misteri della scrittura;
- Story riguarda il padroneggiare l’arte, non l’anticipare le tendenze di mercato;
- Story riguarda il rispetto, non il disprezzo, per il pubblico;
- Story riguarda l’originalità, non la duplicazione.
Se sostituiamo “Story” con “Raccontare storie…” otterremo un vademecum.
Il potere di una buona storia
Del potere di una buona storia parla Tyrion Lannister, il mio personaggio preferito di Game of Thrones, in una delle scene che ho meno amato della serie (l’ultima stagione è da dimenticare). Il suo monologo, però, ha reso felici molte professioniste e professionisti della comunicazione, che lo hanno condiviso “in tutti i luoghi e in tutti i laghi”. E chi sono io per non mostrarvelo ancora una volta?
Avete anche voi libri sulla scrittura che avete trovato particolarmente utili e vi piacerebbe discuterne o consigliarli? Vi aspetto nei commenti sui social.
Credits immagine di copertina: foto di Pixabay modificata con l’intelligenza artificiale di Adobe Firefly.