Capita fin troppo spesso di sentire parlare di pet therapy — o meglio, di Interventi Assistiti con gli Animali — in maniera un po’ superficiale. L’idea più diffusa? Che basti mettere un essere umano in contatto con qualunque animale per poter dire “stiamo facendo pet therapy”. Da qui nascono proposte improbabili, ad esempio visite in scuole o associazioni con un cane scelto a caso, perché “il legame con un amico a quattro zampe è sempre magico e non può che fare bene”. In realtà gli IAA sono qualcosa di molto più complesso e richiedono competenze, preparazione e regole precise. E sì, lo ammetto: quando mi trovo di fronte a queste semplificazioni, la mia espressione è identica a quella del celebre meme di Ben Affleck, sospesa tra rassegnazione e incredulità.

Gli Interventi Assistiti con gli Animali, descritti dalle Linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) del Ministero della Salute e regolati dalla normativa italiana nazionale e regionale, sono ben più complessi e strutturati.
Cosa sono davvero gli IAA
Gli Interventi Assistiti con gli Animali comprendono tutte le attività in cui l’animale diventa parte di un processo educativo, terapeutico o riabilitativo con finalità specifiche. Sono suddivisi in tre categorie:
- Attività Assistita con gli Animali (AAA), di tipo ludico-ricreativo;
- Educazione Assistita con gli Animali (EAA), con obiettivi educativi e relazionali;
- Terapia Assistita con gli Animali (TAA), di tipo sanitario e terapeutico.
In nessun caso l’animale è un mezzo, un farmaco, un oggetto per raggiungere un fine: è un partner consapevolmente inserito in un progetto con finalità e strumenti di valutazione definiti, a cui si deve rispetto e che deve essere tutelato a sua volta durante le attività predisposte. Non tutti gli animali sono adatti agli IAA e le linee guida identificano alcune specie idonee: cane, gatto, cavallo, asino e coniglio. La scelta dipende da criteri etologici, comportamentali e di sicurezza. Ogni animale deve essere formato da professionisti e valutato periodicamente per garantire il suo benessere e la possibilità di lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi stabiliti.
Le attività di pet therapy devono essere condotte da una équipe multidisciplinare, che può comprendere, tra i diversi professioniste/i coinvolte/i, medici, psicologi, educatori, veterinari e coadiutori dell’animale. Tutte/i hanno ruoli precisi e si coordinano per creare un intervento personalizzato e monitorato, infatti tali progetti prevedono la raccolta e valutazione dei dati prima, durante e dopo lo svolgimento.
Di seguito troverete alcuni dei miei articoli in cui ho approfondito il tema della pet therapy. Buona lettura!
- Pet therapy, la via della salute nel rapporto con gli animali;
- Mi fido di te, la pet therapy per sconfiggere il bullismo. A colloquio con Fiodor Verzola;
- Orme oltre le mura: quando gli interventi assistiti con gli animali entrano negli istituti penitenziari;
- Migliorare la qualità di vita degli anziani con la pet therapy: il progetto di UAM con la Fondazione Ferrero.
Credits immagine di copertina: foto di Olivier Amyot su Unsplash.